Poteva succedere qualcosa di meglio alla musica rap sperimentale? Poteva essere più riconosciuta di così? El-P ancora una volta un passo avanti a tutti per non dire 10 passi avanti, suona live davanti ad una delle platee televisive più importanti del mondo. E lo fa scon un pezzo tratto dal suo ultimo album Cancer 4 Cure. L’underground ringrazia.
Dopo oltre due anni di lavoro esce “La città verrà distrutta domani”, il primo intenso disco di “Occhi di Astronauti”, duo composto dal rapper Polly (già “Lato Oscuro della Costa” e “Delitto Perfetto”) e dal produttore Max Prod (anima musicale dei “Groovenauti”). Due personalità forti, esploratrici di linguaggi vocali e musicali complessi e stratificati, capaci di fondere poetica rap e paesaggi sonori elettronici in un disco di 15 pezzi che esplora le varie forme del rap nella zona grigia tra elettronica e bass-music. A qualche anno di distanza dalle entusiastiche recensioni di album come “Doublethinkers”, “Beauty Industries”, “Amore morte rivoluzione” e “OverKill”, La città verrà distrutta domani si propone come un nuovo pianeta nel micro-universo del rap elettronico sperimentale in Italia.
Tra sci-fi ed analisi politica, tra echi dub e beat caustici sull’astronave orbitante di Polly e Max Prod anche ospiti d’eccezione come il cantautore ravennate Vis, i rapper Lord Assen, Brain (Fuoco negli occhi) e Tesuan (Mr Hellink). E ancora, nell’universo creato sull’asse Ravenna-Trento, c’è spazio anche per lui, l’asteroide alfa che ha dato il là al sotto-genere dell’hiphop che oggi non si può non definire di matrice “Anticon”: dalla Bay Area, il solo ed unico Sole, ispirato autore di una strofa perfetta in “Still Alive”, il terzo pezzo del disco.
Tra isole spaziali, notti d’oro, spiagge industriali, tachicardie e ballate del petrolchimico, non basterebbero “giorni di 100 ore” per descrivere le galassie sonore racchiuse nella “città che verrà distrutta domani”. Max Prod & Polly aprono le porte della loro base spaziale. Si può scegliere se salirci percorrendo uno ad uno i gradini digitali (il primo si chiama “L’Isola” ed è già disponibile su www.occhidiastronauti.com) oppure richiedere il digipack ed entrare fisicamente nell’astronave. In ogni caso non dimenticarsi di indossare cuffie, casco e tuta spaziale.
Uscirà il 22 maggio, a quanto pare per Definitive Jux, il nuovo disco di El-P: Cancer 4 Cure. L’attesa cresce a livelli insostenibili grazie a questo primo trailer. Pugni in pancia.
Di recente mi sono concentrato sulla provenienza geografica di alcuni dei musicisti che più mi hanno dato in termini di emozioni e stimoli in questi ultimi 2/3 anni. Ne è emersa una mappa insolita, quantomeno se paragonata a quella che idealmente avrei potuto compilare qualche anno fa. Le zone calde (e l’aggettivo non è casuale dato il tipo di musica) risultano quindi posizionate e concentrate sopratutto nell’emisfero australe, in corrispondenza di quella zolla di terra che va sotto il nome di Nuova Zelanda. E’ lì dove gli stereotipi cadono, dove la creatività si fa più forte e dove certi tipi di suono possono sprigionarsi senza troppo badare all’evolversi delle scene musicali maggiormente considerate, vedi quella del nord Europa per ciò che riguarda la musica elettronica (e con questo termine comprendo dal dub-step al dub-soul ma anche elettronica in senso stretto e quella zona grigia tra electro djing ed hiphop) e quella americana, sponda brooklyn, per ciò che riguarda il nu-rock contaminato da presenze afro-americane ed echi soul.
Ecco in Nuova Zelanda, dove evidentemente non si gioca solo a rugby ma si produce anche dell’ottima musica fondendo folk locale al soul più classico e prendendo ispirazione solo a tratti dal mondo dei club europei e dei loro dj, per poi continuare a tracciare una via propria grazie ad una musica maggiormente suonata, più corale e reggae nello spirito (ma anche ne suono e negli strumenti utilizzati), in Nuova Zelanda dicevo, il suono non si uniforma ma si modella su un genere che, in Europa per esempio, solo gli inglesi (sponda Brighton) Belleruches e la belga Selah Sue riescono a proporre.
I capostipiti del suono con cui possiamo identificare a tutti gli effetti la Zelanda sono certamente i Fat Freeddy’s Drop, un assembramento di 6 musicisti in grado di comporre suite dub di 8 minuti e di esplodere in momenti di assoluta estasi sonora. Gruppo positivo per antonomasia. Stessa positività e grinta, condita da punte introspettive degne del miglior soul afroamericano, anche da parte di Ladi6, regina assoluta del soul neozeolandese che con il suo “the liberation of” ha stregato l’Europa nel 2011 (aprendo anche qualche tappa del tour dei Fat Freddy’s).
Stesso mood ma un po’ più cinematico e sintetico è quello che è in grado di portarci Julien Dyne, anche lui influenzato non poco dai compagni di viaggio Fat di cui ha assimilato l’estetica ed i tempi dilatati del dub.
Sarà un caso poi (ci credete sul serio?), ma artiste di sesso femminile in Nuova Zelanda mettono voce ed atteggiamento davanti all’apparenza fisica, proprio come le soulsinger degli anni 60/70 (remembering Wendy Rene) ed in netto contrasto a ciò che accade oggi nei circuiti commerciali Americani ed Europei.
Sempre restando in ambito femminile, come non citare Iva Lamkum, voce che nobilità i pezzi più intensi ed incredibilmente funky dei Sola Rosa, altro gruppo che ha fatto impazzire l’Europa nel 2010/11 con una release memorabile: get it togheter.
Ma l’elenco di nomi non finisce qui e vedi l’aggiungersi di Electric Wire Hustler, leggermente più europei e meno debitori agli strumenti suonati dal vivo ma altrettanto sul pezzo nel comporre l’estetica musicale neo-zelandese.
In breve, non ce n’è, in questo momento è dal continente australiano che provengono le produzioni più interessanti e fresche, quelle che riescono a portare un po’ di novità anche nel panorama europeo e americano. Senza nulla togliere alla scena berlinese o a quella inglese, sempre un passo avanti rispetto a tutti, ma in altri ambiti.
Nu Soul, Nu Raggae, NU ZELAND. Chi l’avrebbe mai detto? Forse solo Gilles Peterson (fu lui a scoprite Julien Dyne e a metterlo sotto contratto per BBE).
Tratto dal nuovo album “Nine types of lights” uscito a metà aprile, la seminale band rock-soul di Brooklyn TV on The Radio, rilascia il primo singolo “Will Do” attraverso un video sognante e vibrante di carica positiva. Dedicato al recentemente scomparso bassista della band. Eccolo:
Esce il 12 aprile il primo vero disco hiphop in chiave dubstep che si possa veramente definire tale, perchè concepito interamente in questa forma da due pesi massimi nei loro ambienti musicali. All’angolo destro il poco più che 23enne producer tedesco Robot Koch, all’angolo sinistro il mostro lirico degli Scienz of Life John Robinson. Eccovi il primo singolo “Smorgasbord”. Projectmooncircle 2011. Siamo sulla luna.
E’ uscito il disco di Aloe Blacc – Good Things per stones Throw. Un ora di puro soul, Rythm & Blues e soul food.
Qui segnalo il video di uno dei pezzi più belli, quello che apre l’album: I need a dollar.
Ascoltarlo è come mangiare pollo fritto sulla 125a ad Harlem. Magia.
A poco più di un paio d’anni dall’ultima release e a meno di un anno dal featuring capolavoro con The Black Keys, torna il monaco…ed è musica per le nostre orecchie. Real hiphop shit like they done in the old times! Qui una chicca live: Clap, cantata in occasione della presentazione del disco ad una radio londinese. Il nuovo album W.A.R. uscirà a fine ottobre.
Esce oggi il disco di Aloe Blacc, soulsinger di casa Stones Throw al suo secondo disco, il primo ufficialmente SOUL.
Voce cristallina, toni alla Marvin Gaye e un mood motown di derivazione “wonderiana” che in pochi altri cantanti moderni possono dire di avere. Qui propongo il singolo Femme Fatale, il secondo estratto dall’album “Good things” dopo “I need a dollar”. Il pezzo è una cover, e che cover, dei Velvet Underground. Buon ascolto. Un consiglio…compratevi l’album se amate la musica black.
Oltre alla musica dello Splash che ancora gira in testa, ne gira ora tantissima altra sui miei giradischi grazie a del digging selvaggio ad ore improbabili tra le bancarelle di vinylism.de e hhv.de (visitateli). Tra i vari dischi mi preme segnalarne qualcuno che consiglio a chiunque legga queste righe di acquistare o di procurarsi con ogni mezzo.
R.A. Rugged Man – Legendary Classic Vol. 1
Disco fresco di stampa (su doppio vinile color rosso sangue) che raccoglie 18 brani di cui 9 inediti (e sono rarità reperite da chissà che studio new yorkese) del genio folle del Queens al secolo Rugged Man (già protagonista della famosissima Stanley Kubrick nel 97 sulla compila Soundbombing vol.2, vero e proprio culto made in Rawkus). Legendary Classic è a tutti gli effetti già un classico fin dalla prima traccia: rime da far impallidire pure Pharahoe Monch (non scherzo), beat anni ’90 che tutti gli altri hanno perso un po’ per strada e, sull’in-lay, il racconto dettagliato da parte di Rugged della genesi di ogni singolo pezzo. Ce n’è per acculturarsi un bel po’ sulla storia dell’hiphop.
Homeboy Sandman – The Good Son
Per chi sentiva la mancanza di nuovi mc talentuosi non per forza di matrice Anticon o Def Jux, arriva questo MC new yorkese di origini arabe in grado di far ribaltare dalla sedia anche il b-boy più fissato con flou, metriche, incastri. Ancora una volta il paragone può essere fatto con Monch per certi versi. Ma la musicalità della voce è diversa, maggiormente melodica. E gira su basi ben confezionate, di derivazione totalmente est coast. Un disco annoverabile tra le migliori 3 uscite hiphop dell’anno 2010 accanto a Rugged e alla maxi produzione di Madlib (12 dischi in 12 mesi). Ed i vinili sono pure bi-color: uno color ghiaccio e l’altro blu!
Numaads – Now EP
Ultimamente le declinazioni più intriganti della doppia H provengono senza dubbio dalla scena tedesca (vedi Dorian Concep, Robot Koch, Q4, Project Mooncircle) contaminata com’è dalle influenze Dub-Step d’oltre manica pur essendo ancora legata alla forma e all’estetica black tanto radicata nella scena musicale tedesca (chiedere a John Robinson e Lewis Parker). Numaads rappresenta a pieno questa new wave europea, presentando una cantante soul di origini americane, su beat carichi e belli pieni dilatati dai bassi lenti e profondi tipici del genere dub-step. Metteteci un bel remix di Now di robot Koch (presente anche sul suo ultimo EP “Listen to them fade”) ed il gioco è fatto. Avrete un disco a metà tra Belleruche (non perdetevi il loro imprescindibile “liberty EP”), Stereotipe e Robot appunto. Gemma rara (vinile in edizione limitata).
Antonio Moresco - I canti del caos
Antonio Moresco - Gli incendiato
Antonio Moresco - Merda e luce
Roberto Saviano - Gomorra
Angela Davis - Aboliamo le prigioni?
Malcom X - Autobiografia
Jonathan Lethem - Brooklyn senza madre
Amir Baraka - il popolo del blues
Weissman - Il mondo senza di noi
Philip Dick - Le 3 stimmate
Philip Dick - La svastica sul sole
Philip Dick - la penultima verità
Aldous Huxley - Il mondo nuovo
Corman McCarty - La Strada
Wu-Ming - Grand River
Wu-Ming - The new thing
Wu-Ming - guerra agli umani
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