Tron, un futuro nostalgico

L’approccio a Tron Legacy, il nuovo film Disney basato su un classico della fantascienza anni ’80, richiede consapevolezza
Per i profani o più semplicemente per le nuove generazioni, può trattarsi di un blockbuster qualunque, ma quando ci sono di mezzo estetica cyberpunk come nemmeno William Gibson avrebbe osato immaginare e continui ganci e rimandi alla cultura pop anni ’80, ovvero quella dei primi videogame, dei sintetizzatori, di Jean Michelle Jarre, dei primi viaggi (mentali) nel cyberspazio, è richiesto ben di più che la sola sospensione dell’incredulità, come genere normalmente impone.

Tron, la cui trama può essere letta qui, rappresenta per chi è cresciuto negli anni ’80/’90, un capolavoro di estetica nostalgica in cui principalmente si celebra l’evoluzione massima di ciò che trent’anni fa era ancora allo stato potenziale, della rete e delle sue infinite possibilità di creazione di sistemi perfetti ma pur sempre perfettibili, di abbandono totale della dimensione fisica e solitaria in favore di quella digitale iper-interconnessa. Ma con un fondo, fortissimo, di nostalgia per la tangibilità, per il materiale. Ne è esempio lampante il luogo in cui si trova il mega computer che apre sul grid, il mondo scoperto nel primo film (Tron, 1982) dal protagonista: una sala giochi dismessa in cui lo spettatore è accompagnato dalla colonna sonora “Sweet Dreams”, chiaro riferimento a “il piccolo grande mago dei videogames“, film generazionale per chi oggi ha tra i 25 ed i 35 anni. Oppure ancora la fisicità stessa del Grid, composto non da semplici numeri o spazi virtuali come Matrix ci ha insegnato a credere in epoche recenti, ma da piattaforme luminiscenti pesanti, dure, lucide. O ancora il vero protagonista del film…il DISCO, la memoria hardwear, il contenitore, l’anima solida di ogni “programma” o essere vivente…quella che può essere riscritta, formattata o addirittura rubata.

Questo particolare aspetto, oltre a tutti gli effetti speciali, alla colonna sonora azzeccatissima e imprescindibile dei Daft Punk (il loro cammeo nel film è degno di citazione), alla tensione costante che si respira lungo tutto il film, oltre anche all’immortale Jeff Bridges, è ciò che più mi fa riflettere alla fine di due ore intensissime di puro orgasmo cinematografico, forse perchè è la generazione nata negli anni  ’70/’80 (sempre che tale possa essere definita) l’ultima ad aver avuto la possibilità di vivere a pieno l’epoca analogica e al contempo ad aver potuto varcare con semplicità, rispetto e consapevolezza (a posteriori chiaramente) i confini del digitale. Ed è stata sempre questa generazione a trasformarsi di fatto nell’ultima in grado di rendersi conto del valore pratico, estetico, immediato, materiale e soprattutto reale dell’analogico, quanto dei suoi limiti.

Per questo Tron rappresenta molto di più che un film di fantascienza per “vecchi” nostalgici proiettati nel presente e nel futuro come il sottoscritto. Sa di strada fatta, di sguardi all’indietro quanto di corse in avanti.

Luke

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5 Responses to “Tron, un futuro nostalgico”


  1. 1 Nicola gennaio 9, 2011 alle 6:55 am

    che dire… a parte complimenti uomo radio/web attivo per la recensione, superba direi, senz’altro a questo punto mi hai fatto venire voglia di andare a vedere il film, al momento sono ancora fermo a metà del “primo” tron, che non mi ha preso benissimo, ora però, le tue suggestioni mi guideranno verso la sua degna conclusione, in attesa questa settimana di vedere tron legacy!
    nic

  2. 2 groovenauti gennaio 9, 2011 alle 11:01 am

    Grazie mille Nik, spero che ti piaccia anche il film. Non ha molto a che fare con il primo anche se lo cita a più riprese. E’ un film che può essere apprezzato anche solo per la sua estetica, ma se ci vedi i riferimenti di cui parlo nella recensione ti apre veramente un mondo di futuri, passati e presenti. Buona visione, poi fammi sapere!

  3. 3 Ruben gennaio 26, 2011 alle 7:21 pm

    D’accordo con l’ultimo paragrafo infatti Legacy a mio parere manca l’occasione di completare temi molto interessanti sviluppati nel primo e all’inizio dello stesso Legacy: viene proposto il tema del web libero e open source ma poi viene abbandonato a se stesso se non legato a qualche sporadico accenno.
    Certo tecnicamente non c’è che dire, l’azione e gli scontri coi dischi sono degni di un sequel aggiornato alla versione 2.0!
    Per quanto riguarda le musiche tanto di cappello ai Daft almeno per la funzione di accompagnamento e colonna sonora ma alcune parti sembrano veramente troppo ispirate alla colonna sonora di Inception.

    • 4 groovenauti gennaio 27, 2011 alle 10:11 pm

      Hai ragione Ruben, grazie per il tuo intervento.
      Per farne un film veramente eccezionale mancava la zampata finale, ampliare il discorso dell’open source dell’autocreazione, dell’in-creazione di parti in grado di rendere il sistema stesso migliore, indipendente e potenzialmente ancora più perfetto. Ma ci accontentiamo dai, in fondo è anche un film che si può apprezzare su più livelli, quello estetico è di prim’ordine senza essere l’unico come accade per altre opere Hollywoodiane.

      Torna a trovarci

      Luke

  4. 5 cannibal kid marzo 8, 2011 alle 10:19 am

    la citazione da il piccolo grande mago dei videogames non l’avevo colta.. è troppo tempo che non guardo quel film 🙂
    riguardo al tron originale l’ho visto solo di recente (sono nato nell’anno di uscita), però in effetti in tron legacy c’è un piacevole gusto retrò che dà alla pellicola quel tocco in più e mantiene il rispetto per il primo capitolo (cosa che molti sequel o remake se ne sbattono di fare.)


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