You know, it’s like…oh my god.

Gli americani sono persone affascinanti. Non si può neanche parlare di vero e proprio popolo perchè l’eterogeneità che ne caratterizza le componenti, fa si che sia più appropriato un termine meno aggregante, meno accorpativo, come melting pot per esempio. Sono affascinanti perchè pur essendo così diversamente composti, mantengono tratti caratteristici unici, riconoscibili e fortemente in grado di definirli. Con Max lo abbiamo notato a più riprese in diversi contesti anche se in un caso in particolare di vita quotidiana l’americano si distingue più che in altri per essere appunto americano: il dialogo uno a uno.
E’ in questa particolare circostanza, così intima, che sono individuabili almeno 4 elementi che differenziano l’americano (senza distinzione di ceppo etinco) da un europeo ma anche da un sud americano o da un asiatico:

– la mimica facciale da consumato attore protagonista di Hollywood
– la farcitura esasperata delle frasi con intercalare magnificenti quali “you know”, “it’s like”, “oh my god”, “you know wha’msaying?”
– la comunicazione esclusivamente mono-direzionale
– l’ossessivo e continuo riporto del discorso diretto

Provate ad osservare un americano qualsiasi all’interno di un dialogo con una o più persone. Noterete che uno di loro, l’attore protagonista, starà parlando come ad una platea, con lo stesso atteggiamento che non contempla interruzioni nè accenni di possibilità di conversazione. Riporterà, cosa rara ad esempio nella lingua parlata italiana, discorsi avuti con altre persone in maniera diretta (es:”e così lui mi ha detto: oh mio dio, quindi ci sei andata a letto? E io gli ho risposto: ma certo che domande, ovvio che ci sono andata!”…e via dicendo). Per dare ritmo alla frase, il nostro americano sparerà almeno 6 “you know, it’s like...” nello spazio di 10/15 parole. Le chiamano routine, frasi di circostanza, intercalare. La lingua americana ne è piena e ci tiene a sottolinearlo condendo le frasi con una dose di enfasi da attore che nessun europeo riuscirà mai ad eguagliare a meno che non si stia cimentando con una commedia sul palco di un teatro.

Osservare la teatralità di questi individui, così diversi eppure così uguali tra di loro, in grado di dare importanza eccessiva a determinate situazioni/dialoghi/accadimenti e allo stesso tempo di ignorane con la stessa intensità tante altre, magari semplicemente a parità di valore oggettivo; e ancora osservare la loro cultura della spettacolarizzazione ad ogni costo di situazioni anche banali e dei dialoghi stessi, può lasciare l’europeo davvero stranito.

Che sia in questa loro innata attitudine Hollywoodiana il segreto del loro fascino?

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