From New Zeland with love: l’ondata reggae-soul-dub che fa bene alla musica.

Di recente mi sono concentrato sulla provenienza geografica di alcuni dei musicisti che più mi hanno dato in termini di emozioni e stimoli in questi ultimi 2/3 anni. Ne è emersa una mappa insolita, quantomeno se paragonata a quella che idealmente avrei potuto compilare qualche anno fa. Le zone calde (e l’aggettivo non è casuale dato il tipo di musica) risultano quindi posizionate e concentrate sopratutto nell’emisfero australe, in corrispondenza di quella zolla di terra che va sotto il nome di Nuova Zelanda. E’ lì dove gli stereotipi cadono, dove la creatività si fa più forte e dove certi tipi di suono possono sprigionarsi senza troppo badare all’evolversi delle scene musicali maggiormente considerate, vedi quella del nord Europa per ciò che riguarda la musica elettronica (e con questo termine comprendo dal dub-step al dub-soul ma anche elettronica in senso stretto e quella zona grigia tra electro djing ed hiphop) e quella americana, sponda brooklyn, per ciò che riguarda il nu-rock contaminato da presenze afro-americane ed echi soul.

Ecco in Nuova Zelanda, dove evidentemente non si gioca solo a rugby ma si produce anche dell’ottima musica fondendo folk locale al soul più classico e prendendo ispirazione solo a tratti dal mondo dei club europei e dei loro dj, per poi continuare a tracciare una via propria grazie ad una musica maggiormente suonata, più corale e reggae nello spirito (ma anche ne suono e negli strumenti utilizzati), in Nuova Zelanda dicevo, il suono non si uniforma ma si modella su un genere che, in Europa per esempio, solo gli inglesi (sponda Brighton) Belleruches e la belga Selah Sue riescono a proporre.

I capostipiti del suono con cui possiamo identificare a tutti gli effetti la Zelanda sono certamente i Fat Freeddy’s Drop, un assembramento di 6 musicisti in grado di comporre suite dub di 8 minuti e di esplodere in momenti di assoluta estasi sonora. Gruppo positivo per antonomasia. Stessa positività e grinta, condita da punte introspettive degne del miglior soul afroamericano, anche da parte di Ladi6, regina assoluta del soul neozeolandese che con il suo “the liberation of” ha stregato l’Europa nel 2011 (aprendo anche qualche tappa del tour dei Fat Freddy’s).
Stesso mood ma un po’ più cinematico e sintetico è quello che è in grado di portarci Julien Dyne, anche lui influenzato non poco dai compagni di viaggio Fat di cui ha assimilato l’estetica ed i tempi dilatati del dub.

Sarà un caso poi (ci credete sul serio?), ma artiste di sesso femminile in Nuova Zelanda mettono voce ed atteggiamento davanti all’apparenza fisica, proprio come le soulsinger degli anni 60/70 (remembering Wendy Rene) ed in netto contrasto a ciò che accade oggi nei circuiti commerciali Americani ed Europei.

Sempre restando in ambito femminile, come non citare Iva Lamkum, voce che nobilità i pezzi più intensi ed incredibilmente funky dei Sola Rosa, altro gruppo che ha fatto impazzire l’Europa nel 2010/11 con una release memorabile: get it togheter.
Ma l’elenco di nomi non finisce qui e vedi l’aggiungersi di Electric Wire Hustler, leggermente più europei e meno debitori agli strumenti suonati dal vivo ma altrettanto sul pezzo nel comporre l’estetica musicale neo-zelandese.

In breve, non ce n’è, in questo momento è dal continente australiano che provengono le produzioni più interessanti e fresche, quelle che riescono a portare un po’ di novità anche nel panorama europeo e americano. Senza nulla togliere alla scena berlinese o a quella inglese, sempre un passo avanti rispetto a tutti, ma in altri ambiti.

Nu Soul, Nu Raggae, NU ZELAND. Chi l’avrebbe mai detto? Forse solo Gilles Peterson (fu lui a scoprite Julien Dyne e a metterlo sotto contratto per BBE).

Luke

Annunci

6 Responses to “From New Zeland with love: l’ondata reggae-soul-dub che fa bene alla musica.”


  1. 1 Fulvia febbraio 3, 2012 alle 7:36 pm

    prossima meta della ciurma, New Zeland?

  2. 2 groovenauti febbraio 4, 2012 alle 12:05 am

    Sarebbe il massimo. Però servono tempo e oiri in quantità…

  3. 3 Fulvia febbraio 4, 2012 alle 3:38 pm

    paga Nicola: strisciatina con l’american express e via! 😀

  4. 4 yo febbraio 7, 2012 alle 10:26 am

    non dimenticherei loro… 🙂

  5. 5 Luke febbraio 7, 2012 alle 12:17 pm

    Cazzo no! Sono sfuggiti! Oh raga è uscito Julien Dyne col nuovo disco!!!

  6. 6 Nicola febbraio 10, 2012 alle 6:01 pm

    vai ragazzi chi l’avrebbe mai detto? nuova zelanda la meta… in prospettiva… quanta bella roba… relaxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx fuoco a babilonia!!!!!!!!!!!!!!


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...




Archivio

Disco dell’anno 2016

Chance The Rapper - Colouring Book

Libro del momento

George Clinton - La mia vita Funkedelika

George Clinton - La mia vita Funkedelika

Letture consigliate

Antonio Moresco - I canti del caos Antonio Moresco - Gli incendiato Antonio Moresco - Merda e luce Roberto Saviano - Gomorra Angela Davis - Aboliamo le prigioni? Malcom X - Autobiografia Jonathan Lethem - Brooklyn senza madre Amir Baraka - il popolo del blues Weissman - Il mondo senza di noi Philip Dick - Le 3 stimmate Philip Dick - La svastica sul sole Philip Dick - la penultima verità Aldous Huxley - Il mondo nuovo Corman McCarty - La Strada Wu-Ming - Grand River Wu-Ming - The new thing Wu-Ming - guerra agli umani

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: