Archive for the 'Classifiche' Category

Best album 2016 – compiled by Luke

E’ un giochino troppo divertente e una sorta di diario che prosegue ormai dal 2009, quindi ecco anche quest’anno puntualissima la mia personalissima classifica dei migliori album dell’anno. Tutta musica rigorosamente nera e derivata in un anno in cui la black music è stata protagonista sia nell’underground che nel mondo mainstream grazie a una commistione di impegno sociale, nuova consapevolezza black e contaminazioni sonore trasversali in grado di arricchire un genere che stava stagnando un pochino negli ultimi anni. #blackalicious baby!

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Chance The Rapper – Colouring Book
ufficialmente si tratta di un mixtape ovvero di un disco non proprio ufficiale ma contiene talmente tante idee, di un nuovo ghospel applicato all’hiphop con la positività che contraddistingue l’mc di Chicago, che non può che essere considerato uno dei capolavori dell’anno in ambito black. Con buona pace dell’omnipresente Anderson .Paak…che arriva secondo.

Anderson .Paak – Malibu
Sconosciuto ai più fino allo scorso anno prima che la sua voce comparisse in “Compton” disco di Dr.Dre, il rapper californiano è sicuramente il personagio dell’anno in ambito black anche se ancora sotto traccia rispetto ad altri suoi contemporanei come Chance The Rapper o Mac Miller. Malibu ed il disco con Knxledge per il duo NXworries, sono tra i dischi più solidi, freschi e nuovi del 2016. Contaminazione è  la parola d’ordine di Paak, e in Malibu ce n’è a profusione.

Beyoncé – Lemonade
La sorpresa dell’anno: la regina del pop r’n’b ha confezionato un album solidissimo dalle prodonde radici black come raccontano i suoni campionati e risuonati da Isaac Heyes e dal funeral Jazz di New Orleans. Ci si mette pure il king della scena underground elettronica James Blake ad impreziosire un album che pesca musicalmente a piene mani dalla scena indie-electro portando in superficie (mainstream) suoni altrimenti relegati al sottosuolo. Un merito non da poco chiaramente ignorato dalla stampa specializzata che ha parlato solo dei riferimenti lirici a Jay Z ed ai suoi possibili tradimenti. Di cui francamente non puòe non dovrebbe importarci di meno. Chapeau B.

Erykah Badu – Caint use my phone
La Badu ha preso il concept di Drake, lo ha fuso con i suoni del suo Telephone (già incisa nell’album Worl War part 1) e ne ha fatto un disco monumentale pur senza volerlo dato che si tratta di poco più di un mixtape. One for the ages, tra i migliori dischi r’n’b ever.

James Blake – The Colour in Anything
Sofferto, sudato, maledetto, malinconico, poetico: è il soul elettronico di un ragazzo bianco inglese che ha rivoluzionato la musica elettronica, contaminato il pop mainstream e che ci ha regalato un album semplicemente perfetto.

Jamila Wood – Hevn
Già sparring partner di Chance The Rapper e suo ideale contraltare femminile (per timbro vocale e metriche), Jamila Wood ha tirato fuori un disco delicato quanto prepotentemente black (ascoltarare “I’m very Black”) e soave. La gemma nascosta del 2016.

Kanye West – The Life of Pablo
Disco controverso come tutte le ultime produzioni di Kanye, ha schifato molti, estasiato altrettanti. Personalmente lo ritengo un album di ghospel profano che farei ascoltare a Wendy Rene (soul singer anni 60) nel caso in cui decidesse di aggiornarsi sulle direzioni prese dalla musica nera negli ultimi anni. Sempre sopra le righe, sempre sbagliato, eppure così cool e geniale allo stesso tempo. Irrinunciabile.

Frank Ocean – Blond
Frank è obiettivamente la voce più importante oggi sulla scena nera modiale. Ha un tocco sublime su ogni accordo, è pura melodia umana, è straniamento malinconico. E’ omosessuale e ha pure molto da dire. Un album che farà tendenza.

Solange – A sit at the table
Mentre la sorella Beyoncé ha pensato di ricorrere ad un estetica super afro-americano-centrica per vendere i suoi dischi ad un pubblico a maggioranza bianca, la sorella Solange si è permessa il lusso di passare sottotraccia con un album estremamente complesso nei contenuti, tutti riferiti all’afrocentrismo e alla fierezza black (e in questo il pezzo “hairs” ne è il manifesto) quanto diretto musicalmente. L’album impegnato dell’anno in un anno fatto di rivolte sociali, populismo e razzismo dilagante nell’era pre Trump.

Jordan Rakei – Cloak
Soul singer australiano, Rakei mi ha colpito per estensione vocale e per la disarmante semplicità nel mettere d’accordo tutti, il classico disco da sottofondo per una cena a base di discorsi impegnati o di semplice star bene a tavola. E ovviamente molto più di questo.

Miles Davis & Robert Glasper – Everything is beautiful
Dico di rara intensità emotiva non foss’altro che per il comparire qua e là di nuovi fraseggi e frasi vere e proprie del nostro compianto Miles Davis, su gentile concessione di Blue Note, etichetta che in Robert Glasper ha di fatto il King assoluto del Jazz contemporaneo. Jazz citazionista ma per tutti, e non è facile.

Jamie Woon – Making time
Voce cristallina quella di Jamie già sentita sia su basi cupe (Burial) nel disco precedente, quanto su pezzi pop/soul da camera (Taku) e qui forse al suo meglio di sempre grazie, soprattutto nella prima parte, ad un disco suonato in chiave magistralmente funk.

Mac Miller – The Divine Femminine
Un disco hiphop che vuole essere pop, con moltissimi riferimenti al mondo femminile ma in maniera meno maschia e cafona di quanto sia solito fare il genere della doppia H. Una sorpresa che richiede diversi ascolti prima di gridare al miracolo e consegnare questo disco alla storia del rap underground 2016.

Kendrick Lamar – Untitled Unmastered
Non avrà un titolo e non sarà (?) masterizzato, ma 10 pezzi rap di Kendrick Lamar su basi jazz come nei migliori momenti di “To Pimp a butterfly” va già di diritto nel rap da cineteca. Non è un disco semplice, come non può esserlo un disco impegnato politicamente e musicalmente. E per questo grande merito a Kendrick per avercelo regalato in un momento in cui lo status di superstar prezzemolina (sta regalando featuring a destra e a manca da mesi ormai) gli permetterebbe di rilasciare dischi molto ma molto meno complessi e stratificati.

Common – Black America Again
Nell’anno del ritoprno al rap impegnato civilmente e politicamente, nell’anno dei riots per le strade americane e delle sommosse popolari del “black lives matter” non poteva non far sentire la sua voce il rapper di Chicago Common, che torna idealmente a tematiche e sonorità sentite anni fa nel capolavoro Like Water For Chocolate. Un inno alla black america nell’anno della sua fine ufficiale. Il re è nudo.

@lucamich23

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The Best 2015 Albums by Luke

Uno dei motivi per cui apprezzo questo periodo dell’anno è sicuramente quello delle classifiche, dei resoconti, delle milestones: tradizione che in ambito musicale, mi piace portare avanti ancora oggi con la mia personale classifica. E allora eccoli i 15 album che più mi hanno emozionato quest’anno e che più, a mio parere, hanno avuto qualcosa da dire nell’uderground musicale. Il 2015 è stato l’anno del ritorno prepotente della blackness, grazie a Kendrick Lamar, D’Angelo, Kamasi Washington e tutta una serie di rapper che hanno scritto album importanti che saranno ricordati anche negli anni a venire. Un po’ di stanca invece l’ha accusata l’ambito elettronico con davvero poche pietre miliari, tra le quali pero ne spiccano anche di italiane. La classifica la trovate qui sopra, mentre di seguito sono elencate le motivazioni dietro alla scelta di ogni album. Buona lettura e buoni ascolti (qui potete ascoltare le migliori tracce mixate tra loro). Luke

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  1. Kendrick Lamar – To Pimp a Butterfly
    E’ stato senza dubbio il disco più importante dell’anno, quello che ha segnato il ritorno ad un rap nel quale è più il contenuto (forte, riflessivo, grondante blackness) a contare rispetto alla forma (comunque sublime e fatta di jazz, hiphop e funk in egual misura). Si è detto tanto di questo disco, le parole più belle però le ha scritte pitchfork: it’s not just the album of the year: its the voice of a moment in time. E’ il linguaggio del nostro tempo e una riflessione su dove stiamo andando. Se poi lo metti in rima su basi di Kamasi Washingthon, Flyinf Lotus, Thundercat e vendi pure milioni di dischi, hai fatto bingo in ogni senso. Signori, Kendrick Lamar, il re dell’hiphop di oggi.

    2.D’Angelo and The Vanguards – The Black Messiah
    A mo’ di Messia, D’angelo è tornato ad incidere un disco a 15 anni dalla pietra miliare dell’R&B “Voodoo” e lo ha fatto chiamando con se musicisti impressionanti tra i quali anche George Clinton che apre le danze con i suoi cori alla Parliament. Black Messiah è la sintesi di 30 anni di musica nera, il disco da far ascoltare a chi voglia scoprire le facce musicali di un popolo che la musica l’ha rivoluzionata per sempre. Semplicemente perfetto.

    3. Maribou State – Portraits
    Disco passato ampiamente sottotraccia, acquistato dal sottoscritto a scatola chiusa perchè gli inglese Maribou State sono una garanzia nel campo dell’elettronica soul. Voci calde, beat derivati vagamente dalla house music più soul, echi e riverberi da musica da camera, bassoni da dancefloor, c’è tutto ed è il miglior disco di musica elettronica di quest’anno

    4. Jamie XX – In Colours
    Questo disco rappresenta il 2015 meglio di ogni altro: contiene citazioni alla musica dance anni ’80, voci ghospel afroamericane (The Persuasions), cita la scena black newyorkese come quella rave inglese, fonde campioni a parti suonate come un disco rap ma è di fatto un disco house: piace ai tamarri ed ai cultori dell’underground…e fa ballare tutti. Jamie XX è stato IL nome del 2015, per le strade di New York ad agosto oltre al suo temporary store campeggiavano manifesti ovunque con la scritta “I know, there is gonna be a good time”…promessa mantenuta Jamie.

    5. A$asp Rocky – Alla
    Ecco un disco che non avrei mai pensato di vedere in una mia classifica. Asap è passato però dall’essere un rapper da classifica ad un liricista capace di far riflettere sulla condizione degli afroamericani di oggi, piazzando comunque i suoi pezzi al primo posto su Spotify. A produrlo e a dare quell’inconfondibile e calda pasta sonora blues, nientemeno che Danger Mouse e si sente…già a partire dal primo pezzo “Holy Ghost”…capolavoro

    6.Jack Garratt – Sinesthesya EP
    E’ il Chet Faker dell’anno: una voce piena, calda, un soul elettronico deciso che esalta con la profondità dei bassi e gli arrangiamenti post-dubstep super curati. E’ una piccola gemma dal sottosuolo fatta di sole 5, ma indimenticabili, tracce. Perla rara.

    7.Godblesscomputers – Plush and Safe
    Lorenzo Nada ha il pregio di avere davvero chiaro in testa il suono che intende costruire e le emozioni che vuole trasmettere: ogni suo album è un progetto curato in ogni suono, per sottrazione. Questo però è il suo disco migliore, quello che mi ha fatto piangere sotto al palco dello Spring Attitude a Roma e che mi ricorda sempre quanto siano vicine le scene della bass music e quella beat. Una pasta sonora unica, emozionante e soprattutto personale.

    8.Lapalux -Lustmore
    Lapalux è un producer parigino che negli ultimi 4 anni si è distinto per aver prodotto musica elettronica post dubstep estremamente raffinata, lo si può intuire anche dalla copertina. Con When you are gone aveva quasi lanciato uno standard produttivo con le voci pitchate su ritmi lentissimi e beat pieni…poi ha deciso di regredire con Nostalchic, salvo recuperare con quest’ultimo album dove compare anche la voce di Andreya Tiriana ed un gusto per i pezzi vicino a quello di Bonobo. Ben tornato.

    9. Ta-Ku – Songs to Make Up to
    Seguito di Songs to Break up to, il disco del producer australiano Taku porta la scena beat verso un approccio soul estremamente interessante dove tracce di piano e linea di basso melodico esplodono all’improvviso grazie a beat degni del miglior Dilla a cui il nostro da sempre si ispira. Il disco ideale per svoltare la domenica pomeriggio e far vibrare le pareti di casa di negritudine.

10. Drake – If you are reading this is too late
Per motivi diversi, di forma Drake e di contenuto Kendrick Lamar, sono stati i due rapper sulla bocca di tutti quest’anno. Drake ha praticamente creato un nuovo modi rappare su basi lentissime, super paracule e di una semplicità e superficialità disarmante. Eppure questo disco ha stile. E poi lo puoi mettere nelle situazioni più scabrose sentendoti una “Leggenda”. Immancabile nella top 10. E me ne vergogno anche un po’.

11. Mecna – Laska
Entra in classifica rapper italiano che di italiano ha solo la voce, per il resto tutti i riferimenti musicali sono assimilabili alla scena post dub-step e alle interpretazioni post R&B di Drake. Lui è di fatto il drake italiano, ma nei testi non ce n’è per nessuno, qui l’abilità di storytelling è unica, complessa e stratificata. Un hipster a cui il rap riesce davvero bene.

12. Ghostface & Bad Bad Not Good – Sour Soul
E’ il disco più wu-tang che un membro dei wu-tang (il più prolifico in assoluto) abbia mai prodotto dai tempi di Wu-Tang Forever: è pura dinamite unita a storytelling da strada. Beat pieni, basi soulfood grazie ai tocchi jazz del trio BBNG che è quanto di meglio sia accaduto al rap dopo la venuta sulla terra di Kendrick Lamar. Disco stupendo gustato percorrendo le strade di Harlem in un’estate davvero soul oltreoceano. Must have.

13. Kamasi Washingthon – The Epic
E’ un disco che non dovrebbe esistere nel 2015: tre ore di Jazz tra Sun-Ra e John Coltrane con l’aggiunta di un’epica estremamente cinematografica, del basso elettrico di Thundercat e di voci femminili ad accompagnare l’ascoltatore in un viaggio epico appunto, che nonostante la lunghezza non stufa mai, ed anzi, aiuta a capire tanta musica di oggi. E’ Kamasi uno dei produttori dietro al successo di To pimp a butterfly…e basta sentirlo suonare il Sax per capire il perchè.

14. Flako – Natureboy
Flako è sempre stato uno dei beatmaker più interessanti dell’etichetta tedesca Project Mooncircle (quella di Robot Koch per capirci) e qui lo dimostra staccandosi dall’esempio ma anche dall’ombra di Dilla (il predente Mesetekt ne era un’omaggio), per affrontare una strada ricca di spunti, synth e beat grassi. Il pezzo su “icaro” (ascoltabile nella mia playlist Coffee Cable) è tra i pezzi dell’anno.

15. Vince Staples – Summertime 06
Oltre a Tyler the creator, Earl Sweatshirt e Frank Ocean, la crew los angelena Odd Future, è riuscita a sfornare un altro rapper dalle doti metriche impressionanti. Il suo nome è Vince Staples, le basi su cui rappa sono cupe e sincopate, i ritornelli sono sempre abbozzati più che compiuti, i campioni sono estremamente intelligenti ed il mood generale è da rap dei primi anni zero. Un disco per cultori del rap che perde il confronto con Asap Rocky solo per l’inferiore musicalità.

Coffee Cable mixtape: il meglio del 2015 dall’underground musicale

Il 2015 è stato un anno di cambiamenti, viaggi, persone, luoghi nuovi. Ad accompagnarmi come sempre tanta buona musica, spesso proveniente da “sotto la superficie”. Ne ho mixata un po’ per riassumere in un’oretta scarsa, i momenti più emozionanti dell’anno. Un viaggio personale che spero possa trovare interessante anche chi è disposto a conoscere e farsi trasportare dalla musica che si trova nella zona grigia tra hiphop, bass music, elettronica e post dubstep. Alcuni sono pezzi molto conosciuti, altri forse meno e proprio per questo trovano spazio su questo blog. Buon ascolto. Luke

 

Space Dust Leftovers – 2015 mix by Max Prød

Un’ora di buona musica e di cibo per l’anima by Max Prød. Alcuni dei migliori pezzi usciti quest’anno nella zona grigia tra elettronica, bass e black music. Buon ascolto!

I migliori dischi del 2014 – compiled by Luke

Tradizione/tentazione dura a morire quella di compilare la classifica dei migliori dischi dell’anno. E dopo un 2014 in grado di regalare diverse perle, soprattutto in ambito elettronico/R’n’b e da parte di artisti emergenti (sono ben 7 sui 15 artisti scelti…) è con una buona dose di auto-compiacimento che posto la mia classifica personale basata come al solito su: emozioni suscitate, grado di innovazione, groove. Con un rapido commento per ogni disco. #goodvibes

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1. Sohn – Tremors
Armato di tastiera e di una voce di una bellezza disarmante, Sohn ha esordito con un disco soul capace di emozionare ad ogni nota, prendendo le distanze musicalmente dal chiaro riferimento James Blake, grazie all’inserimento di loop vocali (i propri) inediti nel genere elettronico-emozionale. La sua voce che echeggia tra le mura di Castelbuono durante l’Ypsirock14 rimane l’highlight personale del 2014.
2. FKA Twigs – LP1
Lei dice di approcciarsi alla musica R’n’b con fare punk, inteso come capacità di sovvertire regole schemi. Ne esce un oggetto musicale non identificato che è difficile togliere dall’impianto. Estensione vocale stordente, ritmi sincopati, silenzi e lamenti. Testi sbroccati e spinti. Benvenuti nel 3000.
3. Taylor McFerrin – Early Riser
Groove quest’anno può essere tradotto con il nome del nuovo adepto di Flying Lotus che, coadiuvato musicalmente da Thundercat e dai suoi bassi, sforna un album d’esordio strumentale leggero e poetico nel solco della tradizione jazz-soul di derivazione Coltraine. Anche qui un suono mai sentito prima, eppure citazionista.
4. Christian Loeffler – Young Alaska
Bastano 2 note per capire con chi si ha a che fare: un pianista norvegese con la fissa della house music ma con una chiave di lettura bass. Si può solo ballarlo e perdersi con la mente nei suoi paesaggi.
5. Fatima – Yellow Memories
Nonostante la più brutta copertina dell’anno, questa è l’uscita più sorprendente. Su produzioni di Oh No, Scoop Deville, Floting Points e Compute Jay, l’esordiente soul singer Fatima riesce a sfoderare un’ecletticità unica cavalcando beat club, veleggiando su ballate soul e sprigionando una grinta funk degna di una chour singer anni 60. Magica.
6. Illum Sphere – Ghost of then and now
Ninjatune si è giocata una delle sue carte migliori già a febbraio ed il fatto di averlo ancora in heavy rotation da allora, significa davvero che i fantasmi del titolo sono destinati a rimanere nel tempo nelle casse. Producer che fonde techno, bass music ed elettronica emozionale amalgamando il tutto in maniera soffusa ed elegante. Qui per rimanerci.
7. Caribou – Our Love
E’ il massimo esempio di commistione riuscita tra house e bass music. Il tutto condensato in un disco fatto per ballare, viaggiare, stare bene. Inaspettato.
8. SBTRKT –  Wonder where we land
SBTRKT non stupisce più come all’esordio: la formula è consolidata, così come il sodalizio con il fedele Sampa: ma che cura per produzioni e cantati, con la voglia di aggiungere qualcosa al repertorio (c’è anche del rap/grime), il mascherato porta ancora uno step più in là la sua ricerca musicale. Apprezziamo.
9. Alex Banks – Illuminate
E’ un disco che sarebbe tranquillamente potuto finire primo…se solo non fosse troppo debitore al lavoro di Jon Hopkyns e quindi suoni un po’ troppo derivativo. Magnificente, storyteller, stratificato. Sono riuscito nell’impresa di piazzargli 8 dischi davanti. Il che dice solo della qualità della musica uscita quest’anno.
10. Darkside – Psychic
E’ uscito negli ultimissimi giorni del 2013 forse per sottolineare la sua crepuscolarità. Disco unico nel panorama elettronico mondiale che prende le mosse da Dark Side of The Moon richiamandone tempi e psichedelia. Dal vivo è un’esperienza totalizzante ed avvolgente. Credo che anche Gilmoure ringrazi.
11. Godblesscomputers – Veleno EP
L’elettronica di Lorenzo Nada non ha eguali nè in Italia nè in Europa: deve molto al suono berlinese di casa Mooncircle ma aggiunge una personalissima visione degli elementi naturali. Sabbia, acqua, legno e nebbia entrano prepotentemente a rendere organica l’elettronica di oggi. Un merito non da poco.
12. Alias – Pitch Black Prism
Se riuscite oggi a trovare un producer di musica hiphop d’avangiardia (anticon) in grado di rimanere se stesso (vedi l’incisivo featuring con Doseone) ma di aggiornarsi e suonare come i migliori producer di bass music europea senza perdere l’approccio ai bassi della doppia H, fatemi un fischio. Immarcescibile.
13. Chet Faker – Built on Glass
Tecnicamente è il suo primo album ufficiale. Nella pratica il secondo. Mette i piedi uno spettacolare blues che strizza l’occhio al folk-pop americano. E’ australiano e ha una voce che non si sente spesso in giro. Difficile non innamorarsi di questo disco, o con questo disco.
14. Run the Jewels – RTJ2
Secondo capitolo per la collaborazione tra Killer Mike ed El-P, ovvero il producer e rapper che dopo aver cambiato la storia dell’hiphop con i Company Flow e con la DefJux, continua il suo percorso di distruzione e ricostruzione degli stilemi del rap americano. Un monumento vivente, un disco aggressivo e incazzato come pochi altri nel genere, basi e rap di livello inarrivabile per qualsiasi altro rapper la fuori. Bentornato 2o02 (Fantastic Damage).
15. Chrome Sparks – Gooddes
Elettronica da viaggio, da viaggi, per i viaggi. Suoni che fanno stare bene sull’asse Londra-Berlino-Australia. Una perla dall’etichetta che ci ha regalato Chet Faker. Future sound.

Luke
@lucamich23

Max Prød’s awards 2013 – best music

Dopo un Duemilaetredici di viaggi, concerti, abbracci ed innumerevoli dichiarazioni d’amore mai fatte, mi sento di pubblicare l’ormai consueta super-classifica-di-musica-molto-bella e che mi ha fatto stare veramente bene.

Boas Festas!

1. Bonobo – The North Borders
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2. Shigeto – No Better Time Than Now
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3. James Blake – Overgrown
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4. Jon Hopkins – Immunity

5. Moderat – II

6. Burial – Rival Dealer

7. Disclosure – Settle

8. Shlohmo – Laid Out

9. Fat Freddy’s Drop – Blackbird

10. Raffertie – Sleep of Reason

11. Daft Punk – Random Access Memories

12. RJD2 – More Is Than Isn’t

13. Thundercat – Apocalypse

14. Flume & Chet Faker – Lockjaw

15. Ghostpoet – Some I Say So I Say Light

 

M.

Luke’s awards 2013 – best music

Come da tradizione ecco la mia personalissima classifica dei migliori album usciti nel 2013 tenendo conto di bellezza oggettiva (per quanto possibile) del disco, grado di innovazione e sopratutto emozioni trasmesse. Questi sono, da sinistra a destra, i miei top 15…con una veloce motivazione pe ognuno.

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1. Jon Hopkins – Immunity
E’ l’artista che mi ha emozionato di più nel 2013: lo storytelling applicato alla musica elettronica strumentale.
I suoi sono mondi e tessuti sonori in cui perdersi e ritrovarsi ogni 4 battute.
2. Bonobo – The North Borders
Bonobo prosegue il lavoro fatto con Black Sands fondendo etno music, trip hop, soul ed elettronica in un mix di suggestioni. E lo fa con la padronanza di un orchestrante gestendo voci, strumenti, campioni. Impressionante
3. Flume – Flume
Disco perfetto il suo, l’anello mancante tra post-dub step ed hiphop. Direttamente dall’Austrialia per aggiugere tasselli mancanti alla bass music europea.
4. James Blake – Overgrown
Una conferma su disco e una sorpresa totale live. Al Primavera di Barcellona ha stupito tutti non solo per la voce cristallina ma per i bassi più potenti di sempre.
5. Daft Punk – Random Access Memories
Dopo anni di silenzio il duo mascherato ha saputo catturare lo spirito del 2013 ed il ritorno alle sonorità anni ’80 che hanno caratterizzato quest’anno. Citazionista e futurista allo stesso tempo.
6. Shigeto – No better time then now
Sonorità totalmente nuove nel panorama elettronico grazie a ritmiche creative e mai scontate, interamente suonate con batteria analogica. Anche qui qualcosa di mai sentito prima.
7. Jose James – No beginning no End
Miglior voce black del piaeta con buona pace anche di Frank Ocean, disco impeccabile per Blue Note records. Il Jazz moderno ai massimi livelli.
8. Fat Freddy’s Drop – Blackbird
Molto più che una riconferma: un’evoluzione dal dub suonato a quello più club passando per il raggae e la deep-house. Un escursus su ciò che rappresenta la musica black per l’umanità.
9. Burial – Rival Dealer
Forse il disco più futurista uscito quest’anno: tra qualche anno sarà ricordato per aver dato il via ad un nuovo tipo di approccio alla musica elettronica. Vale tanto quanto il suo primo disco per carica innovativa
10. Earl Sweatshirt – Doris
Odd Future dopo Tyler the Creator (ottimo anche il suo Wolf), sforna questo artista dalle rime quasi troppo facili e strafottenti: un talento cristallino che riassume come si può rappare senza sforzo nel 2013. E soprattutto senza ritornelli. La cosa più simile ai Wu-Tang uscita dal 96 ad oggi. C’è pure la firma di RZA infatti.
11. Moderat – II
Il ritorno dei Modeselektor + Apparat regala synth di una potenza totale affiancati a melodie dolci e riappacificanti. L’elettronica al suo meglio. Di gran lunga superiore al suo predecessore.
12. Godblesscomputers – Freedom is ok
E’ l’elettronica più “liquida” che si possa sentire in questo momento: una fusione perfetta tra suoni analogici, digitali e celebrali. Unico italiano a tenere testa su LP ai grandi della musica bass contemporanea.
13. Tricky – False Idols
Ritorno soul e trip-hop per uno dei pesi massimi degli anni ’90, dando spazio ad una voce femminile (italiana) meravigliosa.
14. RJD2 – More is then isn’t
La dimostrazione di come si può essere ancora creativi, originali e groovosi campionando a piene mani. Un ritorno che fa tornare alla mente i tempi della Def Jux. Nostalgico ma nuovo.
15. Atoms for Peace – AMOK
Il disco più curato dell’anno: ogni suono è stato studiato alchemicamente per risuonare con il tormentato animo umano. Un disco che è tanto difficile da comprendere a pieno, quanto lo è smettere di analizzarlo.

Luke


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Disco dell’anno 2016

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