Posts Tagged 'stones throw'

Sudan Archives: musica migratoria

Si chiama, o meglio, ha scelto di chiamarsi Sudan Archives, in omaggio alle sue origini africane ed è una songwriter e violinista afro-americana di Cincinnati che mi ha folgorato. La sua musica è una commistione tra elettronica e musica africana suonata con percussioni e violini: è musica migratoria, profondamente attuale, che fonde il retaggio funk di Detroit (città di provenienza della madre) e le poliritmie sudanesi ai sintoni elettronici più contemporanei, vagamente di rimando Dilliano. E’ musica potente, unisce suoni, popoli ed abbatte confini, e non a caso parte dalle registrazioni nei sottoscala ed arriva ad una delle etichette di riferimento per la musica black oggi, la Stones Throw Records (chi ha detto JDilla?).

E’ l’anno delle black ladies e fiere di esserlo, come se gli insegnamenti delle sorelle Beyonce e Solange con i loro dischi orgogliosamente femministi nel 2016, avessero già dato i frutti sperati.
Dopo le franco-cubane Ebeyi e IAMDDB, la musica più dirompente di questo 2017.

Dateci un ascolto, è fuori da poco con l’album omonimo Sudan Archives per l’etichetta di Peanut Butter Wolf:

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I beat perduti di Jay Dilla: lost tapes reels

Il primo giorno di bel tempo da mesi lo inizio con il sound di Jay Dilla: sul piatto gira “Lost Tapes Reels + More” per gentile concessione della label Newyorkese FatBeats che in associazione  con Frank Nitt ed Ma Duke, madre del compianto James Yancey, è riuscita a mettere assieme il più bel disco postumo di Dilla mai uscito fino ad oggi, ricercando tra i beat ancora imprigionati nel suo pc e nel suo campionatore e scovando quelli dell’ultim’ora, quelli probabilmente esclusi per mancanza di spazio o per sovrabbondanza dalla sua opera totale “Donuts” composta sul letto di morte in ospedale ed osannata dal mondo hiphop, house ed electro, come un disco seminale in grado di tracciare nuove strade nella musica composta con i sampler.

Ne è uscito un disco di beat con i fiocchi, roba da far ribaltare dalla sedia per inventiva, groove, pienezza dei suoni. Ascoltarlo è come mangiare soul food ad Harlem, dà le stesse sensazioni di una messa battista, mette la stessa fotta che mette vedere l’afro di Julius Erving involarsi a canestro. E’ essenza black, è Dilla, è Jay Dee, è Detroit.
Il disco tra l’altro si pone come legame perfetto tra hiphop e mondo electro-house, facendo intravedere cosa sarebbe stato possibile se il terribile lupus renale non si fosse portato via il più grande producer moderno nella musica black.

Proculatevelo, è permesso averlo solo in vinile. Pelle d’oca.

Una per JDilla

Fosse ancora vivo oggi sarebbe stato il suo compleanno. James Yancey in arte JDilla, semplicemente il più importante produrre hiphop (se proprio vogliamo confinarlo in un genere) degli ultimi 10 anni, una delle figure più influenti nella musica afro-americana di sempre. Uno che faceva musica, semplicemente. Che ha prodotto sul letto di morte (lupus renale) il suo ultimo disco. Voglio ricordarlo con qualche aneddoto e con un video, bellissimo omaggio nato da un fan all’interno del concorso video indetto da Stones Throw lo scorso anno.
Anno 2000: infilo il disco di Common “Like water for chocolate”, arrivo a “The Light”: capisco che un altro tipo di hiphop è possibile. Pace con il mondo attorno.
Anno 2003: in una vecchia compila di Groove sento per la prima volta “The Red” realizzata a 4 mani con Madlib per il disco Champion Sound. I pezzi party ascoltati fino a quel momento perdono improvvisamente di senso e muoio dalla voglia di suonare il pezzo alle jam. Parte la ricerca disperata del campione di voce utilizzato. Ne cerco le tracce ancora oggi…
Anno 2010, Splash Festival a Ferropolis (DE), sul palco sale Guilty Simpson e parte “Stress”, un brivido indicibile mi percorre le vene. Pelle d’oca ancora adesso a pensarci.
Oggi, 7 gennaio 2012, mi alzo di corsa per andare al lavoro, infilo la mano in un cassetto ed estraggo una maglietta in modo del tutto casuale. Più tardi nel corso della giornata noterò che è quella di JDee: Rest in Beats 1974-2006 (10 febbraio). Magia.
Grazie J. Continui ad emozionarmi e a farmi amare la black music.

Luke

 

Mr. Chop: il feticista dell’analogico strikes again!

Now Again. Il suono di ieri riproposto oggi in forma nuova ma rispettosa del passato. Questo il proposito dell’omonima sotto-etichetta di Egon, leggasi fondatore e amministratore dell’etichetta indipendente più importante per la cultura hiphop dagll 2000 in poi: Stones Throw. Now Again ci ripropone oggi grandi ristampe di pezzi introvabili, compilation funky imprescindibili come Cold Sweat, Kashmere Stage Band, Texas Funk, Funky 16 e tantissime altre gemme di cultura nera rispolverate e riproposte oggi su supporto vinilico.

Tra una ristampa e l’altra però, Now Again dedica alcune centellinate uscite a produttori e musicisti che ricercano ancora oggi nelle loro produzioni musicali quel suono retrò e analogico tanto caro alla black music. Tra gli artisti di casa Egon ricordiamo per esempio The Heliocentrics, collettivo di batteristi e polistrumentisti pluri-campionati da Dj come Dj Shadow tanto per fare un nome, e autori nel 2008 di un album passato già alla storia della musica funk-cinematica.

Ma se di loro si è parlato spesso in questi 3 anni, si è discusso molto meno di un altro artista Now Again: Mr Chop, produttore inglese  tra le altre cose proprietario di Chesire Ape Studio Recordings, uno degli studi più ricchi di strumentazione analogica al mondo. Moog, Mini-Moog, sintetizzatori seminali, Hammond, Fender Rhodes, Hammond Organ: un tripudio di strumentazione per feticisti del nastro e delle manopole fisicamente intese. Leggermente fuori dai radar dell’hiphop strumentale odierno, Mr Chop un paio di anni fa è stato l’artefice di un ottimo disco d’omaggio a Pete Rock, costruito re-inventando i suoni del primo disco di Pete con un campionamento innovativo in chiave funky, quasi a voler invertire, fcendo il percorso inverso, l’assioma hiphop che vuole la nascita del genere ed il perpetrarsi dello stesso, basarsi sul campionamento del genere funk.
Una grande gemma incastonata nell’underground ed uscita per Stones Throw.

E’ di poche settimane fa invece l’uscita di un nuovo interessantissimo lavoro di Mr. Chop: “Switched on“, disco interamente realizzato negli studi di Ape Recording utilizzando esclusivamente la strumentazione analogica di cui sopra. Cose dell’altro mondo, anzi di un’altra era geologica. Il risultato? Un suono pieno, avvolgente, ruvido, sporco, totalmente vintage, capace di ammaliare, di folgorare e proiettare in un’epoca mai esistita: quella di un suono anni ’70 portato ai giorni nostri con un’operazione di fast forward in grado di fargli assimilare funky, hiphop e black rock, in pratica la storia della musica nera moderna, in un nanosecondo. “Solo” per risputarne qualcosa di totalmente nuovo e fuori dagli schemi.

Campionamenti da vecchie bobine hanno portato alla luce fraseggi di Hendrix, Hayes, Wesley facendoli suonare in modo nuovo sulle percussioni di Malcom Catto, batterista guarda un po’, dei suddetti Heliocentrics. Un tripudio dell’analogico e, non a caso, dell’analogia verso mondi ormai lontani, che sarebbero persi senza l’esistenza di dj come Chop e di pochi altri estimatori che grazie alla pratica del campionamento mantengono vivo ancora oggi un suono inimitabile re-inventandone in modo psichedelico e cinematico la composizione originale.

Ce n’è per dire grazie.
Voto 9

Info on: http://www.stonesthrow.com/store/album/mrchop/switched-on

Luke

Aloe Blacc – I need a dollar

E’ uscito il disco di Aloe Blacc – Good Things per stones Throw. Un ora di puro soul, Rythm & Blues e soul food.
Qui segnalo il video di uno dei pezzi più belli, quello che apre l’album: I need a dollar.
Ascoltarlo è come mangiare pollo fritto sulla 125a ad Harlem. Magia.

Aloe Blacc, Marvin Gaye ringrazia

Esce oggi il disco di Aloe Blacc, soulsinger di casa Stones Throw al suo secondo disco, il primo ufficialmente SOUL.
Voce cristallina, toni alla Marvin Gaye e un mood motown di derivazione “wonderiana” che in pochi altri cantanti moderni possono dire di avere. Qui propongo il singolo Femme Fatale, il secondo estratto dall’album “Good things” dopo “I need a dollar”. Il pezzo è una cover, e che cover, dei Velvet Underground. Buon ascolto. Un consiglio…compratevi l’album se amate la musica black.


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